Premessa: un processo a Parigi
di Miguel
Martinez
Nel 1996, sono stato citato in giudizio da Fernand Schwarz, direttore della sede francese di Nuova Acropoli (di seguito NA), per un'intervista che avevo concesso al canale televisivo francese Canal Plus, assieme ai miei intervistatori. L'intervista faceva parte di una trasmissione che dava l'impressione che il culto avesse tratti fortemente settari. Stranamente, vista l'importanza del canale, non era stata preparata alcuna difesa. Primavera del 1997, una piccola stanza nel tribunale parigino. Il vivace avvocato di NA giustifica l'operato dell'organizzazione che rappresenta, dicendo che "Le double langage fait parti de l'école ésoterique" ("Il doppio linguaggio fa parte della scuola esoterica"). Egli mostra ai giudici - talmente assonnati che chiudono spesso gli occhi - una fotografia del Gran Maestro del Grande Oriente di Francia in posa davanti a un enorme fascio littorio, per dimostrare come un "centro iniziatico" come NA abbia il diritto di usare lo stesso simbolismo. Egli dice anche che nelle scuole pubbliche francesi si adopera un saluto di tipo romano, un'affermazione priva di importanza a meno che sia vero ciò che NA, in Italia, nega, vale a dire che questa organizzazione adopera lo stesso tipo di saluto. La sentenza fu pubblicata il 2 luglio. "Mentre il fenomeno della crescita dei culti, e il pericolo che alcuni di loro presentano, giustifica […] la raccolta di informazioni sull'operato" di Nuova Acropoli, la sentenza riconosce che i giornalisti avevano il diritto di usare il rapporto del parlamento francese che parla di un "doppio volto, esterno ed interno", del gruppo. Il tribunale afferma che "i documenti in possesso dei giornalisti hanno anche rivelato l'utilizzo di segni e di simboli che implicano una preoccupante somiglianza con quelli adoperati in un recente passato dal nazismo e dai suoi alleati (l'ascia; la S di 'sicurezza, servizio, silenzio, segreto'; il braccio alzato in un saluto...". La sentenza ha anche ammesso l'esistenza di "documenti a uso esclusivamente interno", citando il Manuale del Dirigente. I giudici però, pur affermando esplicitamente che "questa corte non è competente per prendere una posizione riguardo l'esattezza o meno" delle accuse fatte contro Nuova Acropoli, condannarono i giornalisti per aver ascoltato soltanto i critici di NA e per essere penetrati nella sede parigina dell'organizzazione con una telecamera nascosta. Senza fornire alcuna ulteriore spiegazione, la sentenza condannò anche me "in solidum", anche se difficilmente potevo essere considerato responsabile delle decisioni prese dal canale TV. In sostanza quindi si tratta di una condanna dei metodi dei giornalisti senza alcun giudizio sulle mie affermazioni né su NA. Il 13 marzo del 1998, la Corte d'Appello di Parigi ha annullato questa sentenza, riconoscendo che le accuse erano state formulate in maniera talmente generica da rendere ogni difesa impossibile. La sentenza successiva successiva mi ha
completamente assolto.
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